Brenzone sul Garda

Circondato dalle montagne lombarde, venete e trentine, il lago di Garda (conosciuto anche come Benaco) ospita sulle sue coste diversi uliveti, che crescono rigogliosi grazie al clima mite e soleggiato garantito da questo grande specchio d’acqua.
Questa tappa esplora l’area “Garda-Orientale”, più precisamente quella dei dintorni di Brenzone sul Garda, comune sparso tra le alture del lato veronese del lago.
Qui si imbottiglia un olio delicato, leggermente dolce e fruttato, da accompagnare al pesce d’acqua dolce, ai risotti e ad altri piatti della tradizione locale. Il momento più indicato per visitare i frantoi del lago di Garda è l’autunno, non solo per poter camminare tra le distese di ulivi, ancora per un po’, carichi di frutti, ma anche per i frantoi che in questa stagione organizzano degustazioni e piccole lezioni di cucina.
A Brenzone sul Garda, così come nella vicina Torri del Benaco, il vasto paesaggio di ulivi convive con altre specie profumatissime, come oleandri, cipressi e mandorli che fioriscono in abbondanza grazie al clima mediterraneo del lago. Allontanandovi (non senza un po’ di nostalgia) verso sud in direzione della prossima tappa, non può mancare nella vostra agenda una passeggiata a punta San Vigilio, un piccolo promontorio, rigoglioso e bucolico, che regala indimenticabili tramonti lacustri.
Leivi

Dall’accogliente “mare” di acqua dolce del lago di Garda viaggiate ora verso un mare vero e salato, quello della Liguria. Il clima qui è tra i migliori d’Italia, è risaputo: ventilato, soleggiato, mai troppo freddo né troppo caldo. Ecco perché alcune delle olive più pregiate d’Italia crescono proprio attorno a Genova.
Tra le tante “Città dell’Olio” liguri (se ne contano quasi quaranta) questa tappa ferma a Leivi. Il paesino è arroccato su una collina folta di uliveti che domina il golfo del Tigullio, mentre all’orizzonte si allunga l’inconfondibile silhouette del promontorio di Portofino. Pare che Leivi debba originariamente la sua preziosa coltura olivicola ai seguaci del monaco irlandese Colombano che non lontano da qui, nelle valli appenniniche di Bobbio, fondarono una potente abbazia nel 614 d.C.
Leivi appartiene alla Dop “Riviera di Levante” e la cultivar più diffusa sul territorio si chiama Lavagnina, dalla vicina città di Lavagna: gli alberi di questa varietà sono molto ramificati e possono superare i 15 metri di altezza.
L’olio di Leivi è un olio mediamente intenso, mandorlato, che sprigiona note tra il dolce e il piccante. È ottimo con il pesce alla griglia o al forno, è indicato anche per preparare le tipiche torte salate e focacce liguri. Lo potrete assaggiare e comprare a buon prezzo nei frantoi locali o nelle tante aziende agricole che si trovano tra Leivi e i comuni circostanti.
Leivi sarà il vostro punto di partenza per gite giornaliere dal sapore autunnale: i suoi splendidi uliveti puntellano le colline e non sarà difficile imbattersi in olivicoltori e in semplici famiglie, tutti amatori di questa pianta e dei suoi frutti e di certo alle prese con la raccolta delle olive.
Non distante, poi, c’è la vicinissima Chiavari che, dopo una lunga estate di turismo balneare, riscopre in questo periodo la bellezza autentica del suo centro storico porticato, punteggiato di botteghe artigiane e alimentari, osterie e vicoli pittoreschi.
Sulla montagna che domina Rapallo, raggiungibile in auto, in teleferica o a piedi, perché non fare visita anche al santuario di Montallegro? La foresta di lecci e castagni del Montallegro è considerata miracolosa da quando, il 2 luglio del 1557, la Madonna apparve davanti a un contadino locale. Attorno al luogo dell’apparizione crebbe rapidamente un santuario che ancora oggi attrae ogni anno migliaia di pellegrini e viaggiatori curiosi di approfondire storia e tradizioni religiose del Genovesato. Lasciate ora la Liguria e in auto procedete verso il centro dello Stivale. La prossima tappa vi porta in Umbria.
Castel Ritaldi

Il centro Italia è tutto disseminato di uliveti di tanti aspetti e varietà e l’Umbria, cuore verde d’Italia, non fa di certo eccezione. La regione conta su quasi 300 frantoi e su più di 5 milioni di ulivi sparsi un po’ ovunque, il che la rende una delle protagoniste del mercato olivicolo nazionale.
Sulla strada che dalla Liguria porta verso sud è quindi ora di fare tappa in provincia di Perugia, nel piccolo borgo di Castel Ritaldi, non lontano dalla bellissima Spoleto. 5 sottozone produttive si spartiscono il territorio olivicolo della Dop Umbria, e Castel Ritaldi è tra le “Città dell’Olio” più conosciute della sottozona “Colli Martani”.
L’olio di queste terre rigogliose si affida al sapore deciso di cultivar come S. Felice e Moraiolo, ma anche alle note più aromatiche di olive Leccino e Frantoio: ne risulta un prodotto fruttato, leggermente piccante, ideale con carni alla griglia, bruschette, zuppe e verdure.
Castel Ritaldi è uno dei centri più vivaci e visitati proprio durante il periodo autunnale quando i frantoi umbri aprono le porte dei loro stabilimenti per degustazioni e masterclass. È anche una scelta azzeccata se ciò che più vi piace è gironzolare a testa insù sotto le foltissime chiome degli ulivi. Trekking ed escursionismo, del resto, sono tra le attività più ricercate da chi visita questa località: Castel Ritaldi sta ai piedi dei monti Martani, una grande area naturalistica di fitti boschi di leccio, frequentata da camminatori e pellegrini e popolata dalla tipica fauna appenninica.
Melendugno

Scendendo la penisola gli ulivi si fanno più grandi, massicci e spesso distanziati tra loro per via delle ampie chiome. Questo vi risulterà evidentissimo nella campagna di Melendugno, in provincia di Lecce, ultima tappa di questo itinerario autunnale tra le “Città dell’Olio”.
Melendugno mostra fin dai primi istanti la sua storica vocazione olivicola: gli uliveti si distendono a perdita d’occhio sulla campagna salentina. La Dop di olio di riferimento è “Terra d’Otranto”, estesa su tutta la Puglia meridionale. Profumato, aromatico e fruttato, a tratti anche amaro al gusto, quest’olio si sposa bene con cibi diversi, come pasta e legumi, verdure, carne e anche pesce.
Le cultivar più diffuse a Melendugno e nei suoi dintorni sono la Cellina di Nardò e la Ogliarola, due varietà che regalano prodotti pregiatissimi, tanto da essere conosciuti in tutto il Mediterraneo fin dall’epoca rinascimentale.
Il periodo migliore per gustare l’olio salentino è tra ottobre e dicembre, in epoca di raccolta delle olive, e potrete rivolgervi a una tipica masseria locale o a uno dei tanti frantoi ipogei del territorio per qualche assaggio: una fetta di pane locale, un po’ d’olio, sale e pepe e sarà una vera esplosione di sapori e profumi.
Se il tempo è bello e vi piace passeggiare il consiglio è anche quello di camminare tra gli ulivi monumentali di Borgagne, piccola frazione di Melendugno. Monumentale è proprio il termine più corretto per descrivere i giganteschi tronchi degli alberi che inverdiscono le campagne di questa frazione da diversi secoli. Uno in particolare è in piedi da più di 3.000 anni e se potesse parlare vi racconterebbe di leggende e storie antichissime. Questa pianta ha visto passare eserciti crociati e corti reali, battaglie e carestie, pellegrini e mercanti di ogni provenienza, ed è ancora lì, immobile e protetta, a ricordarci di quanto siamo piccoli davanti all’eternità della natura.
Quest’itinerario autunnale dedicato all’ulivo ha preso il via davanti alle acque del lago di Garda e, a quasi 1.000 chilometri di distanza, si chiude nuovamente davanti all’acqua. Dieci minuti di guida separano Borgagne dai faraglioni di Torre Sant’Andrea che fanno da sfondo a una delle spiagge più pittoresche di tutto il mare Adriatico.