Favara, l’arte del possibile
A Favara il rinnovamento prende le mosse dalla creatività. Centro propulsore è il Farm Cultural Park, pluripremiato hub culturale. Con le sue iniziative ha dato il via alla rigenerazione urbana diventando il cuore pulsante del comune agrigentino, tanto da meritarsi persino gli elogi del quotidiano britannico The Guardian, che l’ha definito “the art project that saved a town”. Per andare alla ricerca della sede dovrete addentrarvi in un labirinto di case in pietra, fino a un angusto passaggio tra edifici: già dall’ingresso il monocromo delle abitazioni è interrotto dall’esuberante vivacità del rivestimento in tessere multicolori di “Soaring”, opera dell’artista Alberonero. Segue la lunga e stretta corte interna, un museo a cielo aperto impreziosito da installazioni e murales tutti a firma di artisti italiani o internazionali. Qui scoprirete ambienti inaspettati, come Riad farm, omaggio all’eredità araba di Favara ispirato ai cortili delle abitazioni tradizionali marocchine. Una volta entrati nello spazio espositivo al coperto, un salto temporale vi proietterà dal fascino decadente degli antichi edifici ad allestimenti artistici ipercontemporanei. Spostatevi poi alla vicina sezione distaccata presso l’ottocentesco palazzo Miccichè. Disseminati lungo la breve passeggiata noterete piccoli interventi artistici che ravvivano le murature sbrecciate della città vecchia, in armoniosa convivenza con l'architettura tradizionale siciliana. Una volta a destinazione verrete accolti da un altro intervento sorprendente: gli interni dell’immobile storico sono stati infatti riconvertiti in Human Forest, un angolo di verde urbano gremito da una distesa di palme tropicali, felci e altre specie vegetali. Il sito ospita alcuni padiglioni della biennale delle città del Mondo “Countless Cities”, dedicata alla rappresentazione artistica delle realtà urbane. Tra le location della rassegna anche palazzo Cafisi, edificio nobiliare ottocentesco ed ex fabbrica di falci, che dal 2022 è inoltre sede del DOT Festival, kermesse dedicata all’arte contemporanea organizzata dall’associazione culturale Yard 44.
Naro, splendore barocco
Arabeggiante e normanna, gotica e barocca: Naro è una Sicilia da cartolina, sintesi dei caratteri che rendono gli scorci urbani dell’isola così ricchi di fascino. Avvicinandovi dalla piana sottostante, chiazzata di vigne e uliveti, a rubarvi lo sguardo saranno il castello dei Chiaramonte e lo scheletro del duomo normanno, svettanti sopra la città che con spirito poetico l’imperatore Federico II ribattezzò La Fulgentissima, per l’abbagliante luminosità dei suoi edifici in arenaria irradiati dal sole. Ma il centro storico racchiude anche un altro tesoro, il patrimonio di architetture religiose che rendono Naro una delle perle del barocco siciliano. All’ingresso della città da sud est, il primo incontro è con l’estesa piazza sopraelevata condivisa dal monumentale calvario e dal santuario di S. Calogero, intitolato al santo nero, patrono cittadino. Da qui non avrete che da seguire il rettilineo di via Umberto I fino a via Dante, l’antica via Maestra o dei Monasteri all’ombra dell’acropoli normanna, spina dorsale del centro storico scelta dalle famiglie nobili e dagli ordini monastici per edificare palazzi e chiese di assoluto pregio. La chiesa del Ss. Salvatore rivela le origini medievali nella fascia superiore, rimasta romanica, mentre nella parte inferiore vi stupirà con fantasiosi ed elaborati intagli scolpiti nel tufo giallo. Più moderno il volto della chiesa madre, intitolata a Maria Santissima Annunziata : la facciata venne rifatta a inizio ’900, ma l’interno rimane una piccola galleria d’arte sacra in cui ammirare il patrimonio storico-religioso narese. Per godere del più bel prospetto barocco di Naro dovete fare una deviazione su piazza Garibaldi e soffermarvi davanti alla facciata della chiesa di S. Francesco, movimentata da nicchie, insegne, mascheroni e persino enigmatiche cariatidi; gli interni non sono da meno, grazie a plastiche decorazioni in stucco dorato di grande raffinatezza, perfetta cornice agli affreschi parietali. Tornati su via Dante, dopo una sosta nella chiesa di S. Nicolò, l’ultima fermata è la scenografica quinta all’ultimo tratto della passeggiata, la chiesa di S. Agostino, vero capolavoro di sobria eleganza, grazie alla facciata solenne e ai candidi interni.
Racalmuto, ritratti d’autore
Potete visitare Racalmuto per le belle chiese barocche, per assaggiare la saporitissima ’Mpignulata e i tipici taralli dolci (di cui va ghiotto il commissario Montalbano), o semplicemente per respirare la storia e l’atmosfera inconfondibile di un paesino siciliano. Ma è probabile che se vi trovate da queste parti è perché siete sulle tracce del racalmutese più illustre, Leonardo Sciascia. La full immersion nel mondo dell’autore di “Todo modo” passa per la casa museo, dove lo scrittore trascorse la giovinezza con la madre e le zie, e il teatro Regina Margherita, frequentato assiduamente, fino ad arrivare alla statua in bronzo nei pressi del duomo cittadino, dedicato a S. Maria dell’Annunziata, che rappresenta uno Sciascia pensoso e con l’immancabile sigaretta tra le dita. La nostra meta si trova però fuori dal centro storico, nell’ex centrale elettrica sede della fondazione “Leonardo Sciascia”, inaugurata nel 1994 per salvaguardare e promuovere l’eredità intellettuale dello scrittore. Centro culturale a tutto tondo, vi darà modo di approfondire una molteplicità di espressioni artistiche: oltre alla fototeca che preserva scatti realizzati tra gli altri da Henri Cartier-Bresson, Enzo Sellerio e Ferdinando Scianna, all’interno dell’edificio è allestita anche la pinacoteca, dove letteratura e arti figurative si sposano grazie a bozzetti e ritratti di grandi scrittori a firma di alcuni tra i massimi nomi della pittura del ’900 come Marc Chagall, Renato Guttuso, Fabrizio Clerici e Bruno Caruso.
Campobello di Licata, città d’arte
Può il genio di una singola persona trasfigurare il volto di un intero paese? Per trovare una risposta puntate verso Campobello di Licata, un comune “giovane” (venne fondato solo alla fine del ’600) e dal paesaggio urbano intonso come una tela bianca, almeno fino a pochi decenni fa, quando è stato eletto a personale laboratorio creativo dal poliedrico artista italo-argentino Silvio Benedetto. Grazie all’instancabile lavoro del maestro la cittadina è entrata nella modernità trasformandosi in una galleria d’arte en plein air, punteggiata da vivaci murales, mosaici, sculture e installazioni. Seguite la direttrice che attraversa il centro da nord a sud, andando alla ricerca degli squarci di colore sulle pareti degli edifici, come il “Murale dei 100 bambini”, o degli omaggi alle radici contadine di Campobello in piazza Tien An Men e in piazza XX Settembre, dove l’affresco sulla facciata del Palazzo municipale dialoga idealmente con le forme seicentesche della vicina chiesa madre. Dirigendovi verso il margine meridionale dell’abitato potrete ammirare i capolavori dell’artista: il grande murale in maiolica ispirato all’“Iliade” sulla parete esterna del Centro polivalente comunale, e la vicina Valle delle pietre dipinte, nota anche come parco della Divina Commedia. Incorniciata dall’anfiteatro naturale di una vecchia cava, è una passeggiata letteraria che si snoda tra lastre in pietra dipinte con scene tratte dalle tre cantiche. Dai toni accesi e le figure contorte dell’Inferno alle morbide e luminose rappresentazioni del Paradiso, potrete ripercorrere il viaggio ultraterreno del sommo poeta, incontrando lungo la strada Caronte e il conte Ugolino, i beati e Beatrice.