Enotour Pasqua
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La Pasqua è il momento della gioia e della rinascita che si riflette non solo nella natura, ma anche negli animi delle persone. Tradizione e convivialità s’incontrano a tavola, tra i profumi degli ingredienti di stagione e il fruscio delle pagine dei ricettari che custodiscono antiche preparazioni tramandate di generazione in generazione. Ognuno di noi ha i suoi ricordi e le sue usanze per il pranzo pasquale, legate alla propria famiglia e al proprio territorio. Ogni tappa dell’Enotour è un invito a scoprire non solo i sapori autentici di ogni regione, ma anche i numerosi riti tradizionali che animano tutta Italia, dalle città ai piccoli borghi, per conoscere nuove persone e condividere esperienze indimenticabili insieme ai vignaioli durante i corsi di cucina, i laboratori creativi, le visite guidate, le cacce al tesoro e le escursioni tra i vigneti organizzate dalle cantine del Movimento Turismo del Vino. Perché la vera essenza della Pasqua risiede nei momenti che si condividono intorno alla tavola.
Crescia valdostana e un calice Petite Arvine per una Pasqua in alta quota
L’Enotour tra le eccellenze enogastronomiche tipiche della Pasqua inizia dalla regione più piccola e più a nord d’Italia. Le cime delle montagne ancora avvolte da un manto di neve si alternano a boschi di faggi e prati verde brillante che vengono accarezzati dai caldi sorrisi della primavera. Siamo in Valle d’Aosta, una regione che può vantare paesaggi da cartolina tutto l’anno ma che, soprattutto durante questo periodo, regala un’atmosfera di vera magia: tra le baite l’odore della legna bruciata nei camini si mescola con i profumi delle ricette tipiche pronte ad animare le tavole nel giorno della resurrezione.
Tra quelle immancabili c’è la crescia valdostana, una torta salata lievitata a base di uova, farina, parmigiano grattugiato e lievito di birra. Si tratta di una variante locale della classica pizza di Pasqua diffusa in diverse regioni del centro Italia e, nonostante condivida il nome con la crescia marchigiana, la differenza è già lampante all’occhio: qui l’impasto è più soffice grazie agli albumi montati a neve ferma e poi uniti con movimenti dolci e rotatori così da ottenere un impasto morbido ed elastico. Una ricetta saporita e nutriente, ideale per celebrare la fine del digiuno quaresimale, resa ancora più golosa se servita insieme ai salumi e insaccati tipici della zona, e accompagnata da un calice di Petite Arvine. Un vino fresco, brillante ottenuto da un vitigno originario del Vallese, in Svizzera, ma che in questa regione trova la sua terra ideale. Anche conosciuto come vitigno dei ghiacciai, per la sua capacità di resistere ed esprimere il meglio di sé in alta quota, il Petite Arvine dà vita a vini bianchi dalla piacevole vena floreale e dalle tipiche note agrumate e di mandorla sul finale. Ogni sorso è accompagnato da una notevole sapidità, donata dai suoli morenici ricchi di depositi lasciati dai ghiacciai, che conferiscono un carattere singolare al vino e ben si abbinano con il sapore deciso della crescia. Un must per le famiglie valdostane che simboleggia la gioia di condividere momenti intorno alla tavola che lasciano poi spazio a un’escursione in alta quota, con una passeggiata a piedi o a cavallo in valle oppure con un percorso di trekking tra i vigneti in compagnia dei produttori MTV per scoprire la storia custodita all’interno di ogni calice.
Torta verde e Grignolino protagonisti della Pasqua nel Monferrato
L’itinerario alla scoperta dei piatti tradizionali di Pasqua, tra grandi classici e ricette meno conosciute, continua scendendo verso le colline del Monferrato, un angolo affascinante per i suoi paesaggi mozzafiato e per la sua tradizione enogastronomica davvero invidiabile. Qui le distese di vigneti sembrano danzare alternandosi a maestose rocche medievali che dominano il paesaggio e i piccoli borghi circostanti come Moncalvo che detiene il record di “Città più piccola d’Italia” per la sua anima vivace nonostante la sua modesta estensione, di appena 17 chilometri quadrati. Tra i grandi uvaggi della regione spicca il Grignolino, un vitigno autoctono testimonianza di una tradizione vitivinicola secolare che si può toccare con mano negli Infernot, le cantine scavate nella roccia a Cella Monte, un comune in provincia di Alessandria, riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Da non perdere anche il vicino borgo di Rosignano Monferrato, il suo Castello sulla sommità della rocca e le sue incantevoli viste sulle colline vitate. Meno noto rispetto ai grandi rossi di struttura che rendono celebre l’enologia del Piemonte in tutto il mondo, il Grignolino sorprende per la sua eleganza e freschezza al palato, che lo rendono riconoscibile già al primo assaggio. Note di ciliegia, lampone, una leggera speziatura al naso che lascia spazio a un gusto asciutto, con tannini abbastanza evidenti ma comunque gentili e una vena acida davvero piacevole che fa apprezzare anche le versioni più longeve. Un vino intrigante già da giovane ma che con l’invecchiamento regala piacevoli note balsamiche che ben si abbinano alla componente erbacea della torta monferrina, una delle ricette protagoniste delle tavole piemontesi nel periodo di Pasqua. Sono gli ingredienti di stagione a rendere unica questa ricetta: bietole, tarassaco, ortiche e altre erbe di campo vengono sbollentate per una decina di minuti e poi aggiunte al riso, cotto al dente in una casseruola utilizzando l’acqua di cottura delle verdure. Si unisce poi parmigiano grattugiato, uova, sale, pepe e, tra gli aromi, rosmarino, maggiorana fresca e prezzemolo.
A questo punto il composto viene disposto all’interno di una casseruola imburrata e spolverata di pangrattato ed è pronto per la cottura in forno fino ad ottenere una bella doratura. Anche prima di assaggiarla si intuisce che la torta monferrina racconta una cucina contadina che valorizza ingredienti genuini e si muove con il ritmo delle stagioni. Ogni famiglia ha la sua personalissima ricetta: alle volte si aggiunge lardo o pancetta per rendere il tutto più saporito, ma gli ingredienti variano in base alla disponibilità dell’orto e delle erbe che si riescono a trovare in natura. Ci sono, infatti, molte varianti della torta verde monferrina da preparare con i produttori del Movimento Turismo del Vino all’interno dei corsi di cucina organizzati nelle proprie strutture. Prima di mettersi ai fornelli, divertimento assicurato nelle escursioni in natura per riconoscere e raccogliere le erbe spontanee della zona, per un’esperienza in cantina che non è solo degustazione, ma anche relax e benessere.
La Colomba di Pavullo e Romagna Albana per una tipica Pasqua in Emilia-Romagna
In questo percorso di sapori non può mancare l’Emilia-Romagna, una regione che vanta un patrimonio di ricette tipiche e vini d’eccellenza apprezzato in tutto il mondo e che dà il meglio di sé anche durante la Pasqua. Tra i dolci più caratteristici spicca la Colomba di Pavullo, una torta sfogliata che prende il nome dall’omonimo paesino ai piedi dell’Appennino modenese. Il suo sapore unico deriva dal Savòr una composta di mosto cotto preparata tradizionalmente dai vignaioli durante la vendemmia, talvolta con l’aggiunta di frutta di stagione, scorza d’arancia e cannella. Un vero e proprio tesoro della cucina contadina in origine custodito all’interno di damigiane di terracotta per conservarlo nei rigidi mesi invernali. Questa marmellata costituisce il cuore del ripieno insieme a pinoli e uvetta che arricchiscono ogni soffice strato. L’unicità della Colomba di Pavullo risiede anche in una tripla lievitazione: si realizza un primo impasto di farina, latte e lievito madre lasciato lievitare tra le otto e le dieci ore, al termine delle quali si aggiungono la farina e il latte restanti per poi lasciare riposare per ulteriori 4 ore. Terminata la seconda lievitazione si aggiungono le uova, lo zucchero, burro morbido, scorza di limone e un tocco di Marsala per aromatizzare.
A questo punto l’impasto viene steso al mattarello per ottenere dischi non troppo sottili che si alterneranno in teglia al ripieno di Savòr ottenendo diversi strati fino a terminare l’impasto che riposerà nuovamente per poi passare alla cottura in forno. Una preparazione minuziosa e una lunga lievitazione che contribuiscono alla piacevole friabilità delle sfoglie ottenendo una crosta dorata e un interno soffice dolce, aromatico e mai stucchevole. Una torta che richiama la Pasqua già al primo sguardo, mantenendo la tradizionale forma della colomba e che trova il suo perfetto compagno in un calice di Romagna Albana, il re dei vini dolci della regione che domina i vigneti che dall’entroterra guardano l’Adriatico e che, negli ultimi anni, si esprime bene anche come metodo classico. Luminoso, morbido e avvolgente al palato il Romagna Albana sorprende con sentori di pesca matura, agrumi, miele e una spiccata vena minerale che regala un sorso armonico e fresco, bilanciando la parte zuccherina del dolce ed esaltandone gli aromi. Un abbinamento elegante che abbraccia tutta la regione, dal cuore dell’Emilia all’anima della Romagna, capace di rendere speciale ogni momento di festa. Con i produttori del Movimento Turismo del Vino l’esperienza in cantina inizia con la degustazione e continua con i laboratori creativi e d’artigianato per realizzare decorazioni e omaggi a tema vino da regalare agli amici o ai propri cari così da far divertire tutti, dai grandi ai più piccoli.
Per scoprire le cantine del Movimento Turismo del Vino vai su: https://movimentoturismovino.it